FOUR LEGS GOOD BAD, TWO LEGS BAD WORST
22 maggio – 24 luglio 2026
Andrea Nuovo Home Gallery è lieta di invitarvi all’opening di FOUR LEGS GOOD BAD, TWO LEGS BAD WORST, prima personale a Napoli dell’artista Edoardo Aruta (Roma, 1981) dalle ore 11:00 alle 19:00, in via Monte di Dio 61, Napoli.
Il titolo èuna citazione tratta dal romanzo di George Orwell La fattoria degli animali,ingegnosa parodia che l’autore utilizza per criticare tutti i regimi autoritari e in particolare, la Russia post-rivoluzionaria.Il passaggio utilizzato si trova nel capitolo 3 del libro, la rivolta degli animali è già stata compiuta e il nuovo ordine (Animalista) deve stabilire regole e precetti. Emerge quindi una massima – facile da imparare, memorizzare e ripetere ciecamente –nellaquale si legge “Quattro gambe buono, due gambe cattivo”, dando per scontato non solo che certe qualità sono intrinseche ad un gruppo specifico ma sentenziando anche quali sono le parti in gioco e soprattutto, a quale di esse si appartiene senza pensarci troppo.È una semplice ma efficace metafora che rappresenta la banalizzazione di dottrine,in origine complesse e concepite per innescare una trasformazione– idealmentedisegno positivo – all’interno di un sistema percepito come oppressivo. Lo slogan che ne risulta manovral’autorevolezza del messaggio originariocon l’obiettivo di esercitare unrinnovato condizionamento della struttura sociale e politica. Allacitazione viene poi aggiunto un gesto provocatorio e cinico, le parolegoode badsono sbarrate, lasciando in sospeso l’assioma di partenzaper porre invece un interrogativo.Perché, forse,è solo il desiderio di credere ad una favola che sembra confortante e scontata.
In mostra, oltre 20 lavori di Edoardo Aruta, alcuni inediti ed altri che fanno già parte del suo percorso artistico recente. Un insieme costruito intorno a uno dei temi principali su cui indaga l’artista, la dimensione sociale odierna e con essa, tutta l’impalcatura concettuale che la sostiene.Nei suoi lavori, infatti, egli fa appello al risveglio di una consapevolezza sul mondo in cui viviamoattraverso un costante esercizio mnemonico durante il qualemette in relazioneframmenti di diversifenomeni storici e politici per far luce sulle dinamiche che ricorrono nel tempo, come un ciclo continuo dal quale l’essere umano, abituato ed incline all’obblio, non riesce a trarre spesso un insegnamento.
In questo senso, la formazione multidisciplinare di Aruta che passa dalla scultura al disegno a matita fino adinstallazioni ibride in cui integra elementi plastici, sonori, illuminotecnici, audiovisivi e fotograficicostituisce un linguaggio tanto aperto quanto complesso e, tuttavia facilmente leggibile e decodificabile. Il suo immaginario vasto e ricco di intrecci e suggestioni,prende spunto sovente da semplici oggetti quotidiani, da ciò che è famigliare e tanto evidente da non essere più veramente visto. Per Aruta lo “spazio di pensiero” è una condizione essenziale per la creazione artistica e per la comprensione culturale; nei suoi lavori egli disseziona le caratteristiche sociali e politiche per poi ricompattarli in un nuovo discorso pieno di antifone.
Atemporale, multidirezionale e plurale, sono termini che potrebbero ben addirsi sia al ragionamento siaalla pratica artistica di Aruta. Le sue sculture sono prodotto di un lungo processo di sovrapposizione e trasformazione dei materialicome bronzo, ottone, bitume ed elementi organici che vengono esposti all’intemperie e a diversi processi di ossidazione.Così lui propone una propria visione dei ricordi personali intersecate con vicende collettive.
Nei disegni della serie “Paesaggi sociali o Babele” e “Una mano che muove tutto” – entrambiprogetti a lungo termine – Arutamette in mostra i fattori che scuotono la società e che smuovono lenta ma inesorabilmente le correnti dominanti, lo fa registrando scritte anonime(talvolta con la data e l’ora) che trova sui muri in tutto il mondo, come un diario di viaggio in cui egli recupera e consegna al pubblico i contrasti,le incertezzee le riflessioni che scorrono nel pensiero collettivo e che sono comuni a tutte le società. Sulla stessa falsariga si sviluppa “Tra cielo e terra” progetto iniziato nel 2013e del quale sono in mostra quattro opere. L’idea parte dalla richiesta presentata dall’artista allo Stato italiano per l’emissione di una nuova serie di francobolli. A differenza di quelli tradizionali, questi ritraggono nuvole nel cielodi forme aleatorie senza riferimenti geografici ne individui ne indicazioni di appartenenza precise, l’esatto opposto di ciò che rappresenta l’oggetto in questione, nessuna propaganda o nazionalismo, nessuna esaltazione identitaria o di potere ma un paesaggio condiviso, ugualitario e aperto.
Nelle opere installative, come in “Quando gli asini voleranno”, “La danza macabra” o “Whenpigsfly” l’artista riprende alcune iconografie che sono parte dell’immaginario collettivorielaborandolein chiave ironica all’interno di un’atmosfera teatrale e ludica. In queste opere emerge chiaramente la centralità che occupa la modellazione dello spazio nel linguaggio plastico di Aruta, che diviene tangibile, reale e a volte, bruttale come nel caso deilavori “A spada tratta” dove l’iconografia è direttamente ricollegabile all’aggressività, alla violenza e alla brama di dominazione che pervadono nel rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Ed infine,i riti arcaici e istinti primordiali che vengono rappresentati in opere come“Ècdiṡi”, dove l’artista utilizza un espediente biologico per ricordare che la “muta” dello stratto superficiale non è definitivo, cheil cambio di pelleè spesso solo un modo per travestirsi, nascondersi o appropiarsidegli attributi di un altroe che ciò accade, a volte, attraverso un atto cruento o per un puro caso evolutivo.
La mostra si presenta, dunque, come un percorso nel quale Arutainvitaallo spettatore a leggerenelle citazioni del passato ciò che si presenta come un’eco nel mondo contemporaneo. Dal gioco di luci e ombre delle installazioni dell’artistaemergono pian piano le relazioni tra l’individuo ed il contesto,tra la memoria collettiva e quella personale che vengono poi raccoltenella dimensione sociale attraverso i muri anonimi che parlano ai passanti distratti arrivando infine ad un discorso utopico e di liberazione.






