Maria Zorzon

Biografia

María Zorzon nasce nel 1955 in una fattoria nella Colonia di Reconquista, provincia di Santa Fe (Argentina), fin da giovanissima aiuta i genitori nel lavoro dei campi. Da ragazza lavora come cuoca in una scuola rurale ed è solo a 25 anni ha l’opportunitá di frequentare la scuola media nella cittá di Reconquista. Nel 1984 a Buenos Aires, studia Arti Visuali, lavorando nel frattempo come sarta. Nel 1992 si trasferisce in Louisiana (USA), dove studia Fotografia e Storia dell’Arte nella Louisiana State University. Nel 1996 vince una borsa di studio a Praga (Repubblica Ceca) presso The School for Photographic Studies dove approfondisce la fotografia documentario-antropologica, il ritratto e il nudo fotografico con Connie Imboden, fotografa americana. Sempre in Louisiana svilupa il suo primo progetto fotografico Naked Portraits sulla identità, la nudità e il ritrato che viene messo in mostra alla LSU Art Gallery e in Argentina, al Centro Culturale Recoleta, a Buenos Aires (1997), in Santa Fe e La Plata (1998), a Reconquista, Santa Fe e a Mozambique (1999) e publicato da Fotologia (Italia) e Pozytyw (Polonia).

In questa fase matura la decisione di ritornare nella terra natale per documentare la vita quotidiana della sua gente, Los gringos, così nell 1997 si transferisce a Buenos Aires e comincia a lavorare in Argentina. Se interesa in particolare per la regione chaqueña, lavorando con una comunità aborigine da cui nasce il progetto Chaco Wichi; nel frattempo sviluppa Nosotros los Gringos nel Nord della provincia di Santa Fe. Questi lavori vengono messi in mostra al Festival de la Luz di Buenos Aires (2000), a Reconquista, Argentina e a Leipzig, Germania (2002), in LSU Art Museum (2003), alla Galleria Archimboldo, Buenos Aires e a Fotogalerie Friedrichshein, Berlin nell’ambito del Festival Berlin Buenos Aires (2004) e a Cormons, Italia (2005). Chaco Wichi e Nosotros los Gringos sono stati inseriti nel Visions of a mith, one century of photography in Argentina, presentato al Musée de la Photographie à Charleroi, Belgica e al Musée de la Comunication, Paris, Francia (2003) e al Palais de Glace, Buenos Aires (2005). Nell 2004, realiza il progetto Agronomía Año 100, dove documenta fotograficamente le diverse attività della Facoltà d’Agronomia, dell’Università di Buenos Aires, nell’anno dal suo centesimo aniversario, publicato in un libro dalla stessa istituzione nel 2006.

Nosotros Los Gringos metterà per la prima volta in contatto l’artista con l’Italia, in particolare con la Regione Friuli Venezia-Giulia, terra d’origine di sei dei suoi bisnonni. “Quella gente faceva e fa parte di un mosaico di identità che formano la nazione Argentina. Cerco rivelare e trasmettere quello che los gringos hanno di individuale e nello stesso tempo di universale. Curiosamente le immagini che ottengo mi sembrano uscite non dalla realtà che incontro, ma da un mio immaginario, dalla mia antica memoria”. Nell 2005 abita per cinque messi in Italia dove realiza il suo progetto Parientes Lejanos / Parenti Lontani. Queste lavoro a prodotto una mostra e un catalogo-libro grazie all´appoggio della Provincia di Gorizia, l´opera fu acquistata per la Fondazzione della Cassa di Risparmio di Gorizia e oggi fa parte della sua colezzione. Nell 2008 la mostra di Parientes Lejanos / Parenti Lontani si presentata al Centro Cultural Recoleta di Buenos Aires, come parte della mostra e del libro Confini/Frontiere / Boundaries/Frontiers, a cura di Antonio Giusa in Spilimbergo, Italia. Durante il 2009 questa mostra ha fatto il giro per diversi musei d´arte all´interno della provincia di Santa Fe e di Buenos Aires, Argentina. In contemporanea, crea la sua opera Caos e Orden, sposta in: Museo Rosa Galisteo de Rodriguez, Santa Fe, Argentina (2002); La Biblioteque, Buenos Aires (2004); Punto de Fuga, Reconquista, Argentina, (2006); Casa della Cultura, Smartnò, Eslovenia (2008); Casa-estudio Zorzon, Buenos Aires (2010); Baton Rouge, LA. EEUU (2012); Spazio d´Arte Tilt, Cormons Italia (2014); Galleria Esperanza, Santa Fe, Argentina (2018) e La Gran Paternal estudios abiertos, Buenos Aires (2018). Nel corso degli anni l’immagini contenute in ogni installazione di Caos e Ordine mutano a seconda di ciò che accade e del contesto, è un progetto quindi che si svolge di continuo. L’installazione Caos e ordine viene modificata e generata ogni volta per ogni spazio e luogo.

I suoi lavori sono stati presentati in Italia, Germania, España, Polonia, USA e Argentina, fa parte delle collezioni dal Museo Nacional de Bellas Artes e dell’Università di Buenos Aires e di colezzioni private in USA, Italia, Bélgica, e Germania. Dal 2001 viaggia frequentemente in Italia, dove continua a lavorare ed interattuare con artisti italiani tra Roma, Gorizia, Udine, Abruzzo e Napoli. Nell 2008 comincia a Sempre c’è mondo, un progetto d’arte sulla condizione della essere umano nel mondo, che nel 2009 va in mostra a Cormons, Italia. Lo stesso anno presenta Nosotros los Gringos a Pougni, Francia. A Buenos Aires, partecipa alla Subasta de fotografía latinoamericana al Museo de Arte Latinoamericano – MALBA.

Nell 2010 riceve l’invito dall’Università Roma Tre, per partecipare con la serie Nosotros Los Gringos, alla mostra Fotografía Migrante nel contesto di Cittadinanza e Memoria Migranti. Ha preso parte a Los Encuentros Abiertos de Fotografía (Festivale di fotografía Argentino) con la mostra Parientes Lejanos / Parenti Lontani nel MAC di Salta, Argentina. Tra il 2013 e il 2016, con l’appoggio del Ministero di Innovazione e Cultura della Provincia di Santa Fe, ha portato avanti il suo progetto Familia Rural per il quale ha svolto un’attività di ricerca fotografica sull’intero territorio della Provincia, ritraendo la vita delle persone nel contesto rurale contemporaneo, nel 2017 con il materiale raccolto da questa esperienza è stato realizzato il volume: Familia Rural, libro digitale che si trova in forma gratuita: http://www.espaciosantafesino.gob.ar/img/ediciones/descargas/FamiliaRural.pdf

Nell 2014 ha ricevuto il Premio Nazionale di Fotografía del Salón Mayo di Santa Fe e il terzo del Salon Nacional di Palais de Glace a Buenos Aires. Nel 2015 viaggia a Berlino, invitata dalla Galeria Argus Fotokunst per allestire Parenti Lontani e in seguito, per invito del Dipartamento di Studi Umanistico dalla Università Roma Tre, va a Roma per tenere una conferenza sullo sviluppo di questo progetto. Nel 2016 partecipa alla mostra Connessioni-Argentine a Mantova organizata da Michele Molinari a Terzopiano Open Studio. Nel 2017 percorre ancora l’interno della Provincia di Santa Fe, realizzando un’intensa attività di diffusione del suo lavoro con seminari e presentazione di Familia Rural. Ancora una volta, lo stesso anno, viene invitata al IFSCI di Roma. Dal 1997 ha residenza stabile a Buenos Aires, dove tra altre cose, lavora sul rapporto tra Buenos Aires-Santa Fe e l’Argentina e Italia, attraverso storie d’immigranti e le diverse forme d’attività culturale che si incrocciano. Dal 2008, insieme al suo marito hanno addibito la propria casa come spazio culturale, in cui si insegna fotografia e si allestiscono mostre d’arte.

2011

The triplets exceed the tighter framing of the pair, the dialog, the binary logic, so narrow and controlled, so foreseeable. The triplet may contain the unexpected and, what we may find incredible, perhaps inconceivable, surrounding it loose, even casual and mobile.

Breath. Heat. Intimacy. – Pulse. Beat. Drag. – Hideout. Commissure. Apex.

The triplet of image-ideas

Los tríos exceden el marco más estrecho que es el par, el diálogo, la lógica binaria tan angosta y controlada, previsible. El trío puede contener lo imprevisible y, aunque nos parezca increíble, acaso inconcebible, lo envuelve suelto, aún casual y móvil. Respiración. Calor. Intimidad. – Pulso. Latido. Arrastre. – Escondite. Comisura. Ápice.

El trío de imágenes-ideas en la fotografía (que a su vez es sinfonía, es coreografía) de María Zorzon arma un dinamismo, y otorga aquel ánimo de lo imprevisible al cuerpo, a los ojos, la mente de quien las mira. Se inicia (se suelta) una reacción en cadena de movimientos, pequeños pero constantes: miro aquí, miro allí, vuelvo hacia este lado, giro hacia ese lado, retorno, retomo, reviso, reflexiono…

El cuerpo de la mujer. La inmensidad del paisaje. Los recovecos de la ciudad.

En principio, al entrar – con la mirada y la sensibilidad – al mundo de las imágenes aquí, no siento que el trío sea algo estable. Al contrario, caigo en una confusión, como si estuviera ante algo inasible y esquivo, algo que se me escapa en vez de ampararme, de contener y liberarme. Pero de pronto en esta coreografía de pequeños movimientos entre peso, contrapeso y base – entre los tres paneles de cada pieza – descubro una resonancia, o muchas, con y sin armonías, y empiezo a comprender un lenguaje anteriormente inesperado (para no decir superior) y por eso casi mágico: la tensión de los tríos articulando una apertura donde antes no parecía haber ninguna.

Anna –Kazumi Stahl, Buenos Aires 2011

2015

Aunque fiel a sus raíces friulanas y santafesinas, María Zorzon ha sabido enarbolar una mirada diferente que oxigena su contexto vital y va dando cuenta de su evolución, tanto en lo estético como en lo personal.

Así, algunas de sus sólidas campesinas irradian una presencia compacta, que desafía sin reverencias los hiper-sofisticados cánones de las modas posmodernistas. Pero una chispa de lo distinto brilla en el insólito violín acunado con alegría solar en un potrero inesperado.

Estas fotos son así originales afirmaciones, que van desde la tractorista fuertemente instalada entre las vibraciones de su motor hasta la enigmática pareja mostrada desde las aguas del autorretrato, envuelta en lianas semejantes a los reflejos en la cabeza de la artista: una parábola que tensa la diversidad de la experiencia de la mujer y su cuerpo en el mundo de hoy, según una mirada desprovista de prejuicios y atenta sólo a la energía disponible en el campo de lo nuevo. Y estos intensos contrastes revelan, precisamente, la audacia de la que es capaz la refrescante cámara de María Zorzon.

Ivonne Bordelois

Entre parientes: Sander/Zorzon

August Sander fue un fotógrafo alemán que recorrió el país en los años 20 y registró la vida y el trabajo de la sociedad de entonces a través de retratos incomparables. Imprescindibles para contar la historia de Alemania en esos tiempos cruciales. Acabo de ver el trabajo de María Zorzon en la Galería Argus de Berlín. A la manera de Sander, Zorzon hace del retrato personal un paisaje, para revelación y documento de vidas, destinos, historias. Se trata en este caso de la exposición Parientes lejanos de inmigrantes en el norte santafesino , en la ardua tarea de seducir una tierra extraña con sus dones y dolores. Y al mismo tiempo, la contraparte, familias, viviendas, trabajos de los wichis, los pueblos originarios dueños de esas tierras que el gobieno nacional destinó para la inmigración.

Un friso que ilumina en blanco y negro la historia y el devenir de un territorio. Esto es lo que hace María Zorzon con la fotografía. Una documentación que más allá de la antropología, revela los matices y las sombras del roce entre culturas.

Esther Andradi, Berlín, 2015.

Available Works